“Noi siamo infinito” ma l’adolescenza no (per fortuna)

Qualche sera fa c’era il vuoto totale in televisione, caso per niente strano da fine maggio a metà settembre mannaggia a loro. Il deserto in tv dà però l’occasione di vedere  bei film che fremono da tempo nel computer e finalmente ho dato un’occasione a “Noi siamo infinito”, dopo aver letto il libro un annetto fa. Sapete già di cosa parla? Siamo negli anni ’90 e Charlie è un adolescente dolce, sensibile e fragile. È al primo anno di liceo e non riesce ad integrarsi con i compagni di classe che anzi lo fanno bersaglio di prese in giro. Viene però accolto sotto l’ala protettiva di Patrick, un ragazzo estroverso ed originale dell’ultimo anno e dalla sua sorellastra Sam (Emma Watson). I due diventano dei veri amici (e Sam anche qualcosa di più) per Charlie e lo rendono parte del loro mondo fatto di feste anticonformiste, alcol, droghe leggere, “Babbo Natale a sorpresa”, rappresentazioni del Rocky Horror Picture Show a teatro e tanto altro “sopra le righe”. Con loro Charlie crescerà e scoprirà molti aspetti nascosti di sé, compresa una rivelazione sconvolgente sul suo passato…

Ecco ho visto “Noi siamo infinito” e mi sono ricordata perché l’adolescenza così complicata non mi manca per niente, anzi. Mi piacciono i bambini ed il loro entusiasmo, mi piace parlare con loro, faccio la babysitter per necessità ma a parte qualche crisi di nervi sono ancora viva e vegeta. Però gli adolescenti no, non ce la faccio e ammiro chi li sa fronteggiare. Mi imbarazzano e non so mai se avrò detto la cosa giusta. Tutto con le dovute eccezioni ovviamente.

Non vorrei rivivere l’adolescenza neanche per un milione di dollari (ehm forse tutto sommato potrei farci un pensierino). Quel sentirsi quasi sempre inadeguati, l’ incertezza totale, la voglia di essere più grandi ma l’esserne anche spaventati. L’assoluta mancanza di equilibrio: o si è arrabbiati col mondo o si è ha lo stesso slancio vitale del caro vecchio Dawson in Dawson’s creek, si è euforici per la prima cotta e poi di nuovo si finisce sotto a un treno perché lui o lei neanche ci vede. Per fortuna che poi passa (più o meno per tutti!).

In “Noi siamo infinito” c’è un po’ tutto questo miscuglio di sentimenti, quello stato di disagio di sottofondo misto ad una grande voglia di futuro. Il film è bello, quasi quanto il libro, e merita una serata. Per potersi immedesimare o esultare di esserne fuori, per commuoversi ed innamorarsi dei tre protagonisti in un’atmosfera sempre in bilico tra dolore e leggerezza. Inoltre ha una colonna sonora me-ra-vi-glio-sa a base soprattutto di Smiths. Ed è splendido il pezzo in cui Charlie, Sam e Patrick attraversano il tunnel a tutta velocità al ritmo di Heroes di David Bowie. Solo quello vale tutto il film.

Noi però teniamoci stretta l’infanzia finchè c’è (o meglio ce l’abbiamo intorno). Nella sua semplicità con i capricci, i trenini, le pentoline, il pongo di cento colori che si appiccica testardo sotto alle scarpe e pure Peppa pig che alla fine non è così antipatica (vabbè forse pure Peppa no).

Avete visto il film? Rimpiangete l’adolescenza?

 

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