Vanessa Navicelli: “Un sottomarino in paese” e un’intervista

Il mirabolante mondo del web offre l’opportunità- come del resto anche il mondo cosiddetto reale- di incontrare persone validissime, altre un pò meno ed altre alle quali riserviamo volentieri una bella parolaccia un saluto definitivo (per fortuna non sono poi molte). Ecco, Vanessa Navicelli rientra sicuramente nella prima categoria, quella degli incontri positivi, belli, che danno speranza e fanno nascere un sorriso. Così come il suo libro, “Un sottomarino in paese”, che ho avuto occasione di leggere dopo un periodo bello complicato. Una favola semplice, tenera, genuina, portatrice di valori positivi e d’altri tempi come tra l’altro “d’altri tempi” si definisce anche Vanessa. Una storia che parla di pace e gentilezza…e quanto ce n’è sempre bisogno?! Un libro perfetto per una lettura della buonanotte se i bambini non ne vogliono sapere di chiudere gli occhi o come primo approccio al mondo dei libri in modo autonomo. Ah preparatevi perchè inizierete a dire “Bubbole” a chiunque, io vi ho avvertito!

un sottomarino in paese

La trama ve la faccio raccontare dal booktrailer e vi lascio poi a una mini intervista con la simpaticissima autrice. Godetevela!

1) Bubbole Vanessa che bella favola che hai scritto!

Com’è nata l’idea per la storia di “Un sottomarino in paese”?

Grazie! :) Ora devo solo convincere il resto del mondo a pensarla come te e poi è fatta! :D

(OK, ora tento di essere seria. – Mi schiarisco anche la voce…)

“Un sottomarino in paese” è una storia che inizia parlando di guerra per arrivare a parlare di Pace.

È una fiaba e quindi i suoi principali lettori sono i bambini; ma la cosa strana è che io l’ho scritta (un po’ di anni fa) in un momento di grande violenza, un momento in cui avrei voluto gridare quanto ero arrabbiata, gridare in faccia agli adulti, a quelli che contano: “Ma siete matti?! Non vi rendete conto di quello che state facendo?! Davvero andremo avanti ancora per secoli a ucciderci a vicenda?!”

E da lì, invece, è nata una fiaba buffa, tenera e surreale sulla bellezza e l’importanza della Pace. Su come sia rivoluzionaria la Pace, nella sua semplicità. Una storia per riflettere e per sorridere.

(Io tendo all’umorismo, da sempre, come ancora di salvezza. L’umorismo cambia le prospettive, ribalta le situazioni, alleggerisce o sottolinea… Insomma, oltre a far star bene chi lo pratica, ha pure un potere enorme. :) – Così come ce l’ha anche la gentilezza. E che meraviglia umorismo&gentilezza assieme! :) )

2) A chi consigli la lettura del tuo libro? (ovviamente essendo l’autrice lo consiglieresti a tutti ma non barare eh!) ;)

Qual è il messaggio che vuoi lanciare?

Cavolo, mi hai beccata subito! :D Perché io credo fermamente che la vita di tutti quelli che lo leggeranno migliorerà (e di parecchio!) e che poi non potranno più farne a meno e che penseranno che la loro esistenza, prima, era vuota e priva di senso e… Ho calcato troppo la mano, eh? Si notava molto? :)) OK, rifaccio. ;)

Guarda, la dedica del mio libro è proprio rivolta ai miei lettori di riferimento e dice: “Dedicato ai bambini. E a quegli adulti che proveranno sempre a rendere il mondo un posto migliore.”

In quanto alla seconda domanda… non so se sono nella posizione per lanciare messaggi! :D Diciamo che questo libro racconta come la guerra sia una cosa insensata, da matti proprio (come è da matti spingere un sottomarino dal mare in collina per poi arenarsi lì e dichiarare guerra a un paesino a caso! :) ). Racconta che la violenza non risolve problemi, ma ne crea di nuovi. E che invece la collaborazione, l’aiutarsi e l’ascoltarsi a vicenda può fare la vera differenza. Che c’è sempre modo di cambiare la propria vita, di renderla migliore. E che c’è anche modo di capire che magari si è sbagliato per tanto tempo e smettere di sbagliare.

Ecco, smettere di sbagliare (sorpresa, sorpresa) si può! Mi piacerebbe che, questa cosa, i Padroni del Mondo la capissero e la mettessero in pratica…

[Comunque, in realtà, lo scopo principale del libro è portare alla ribalta la parola “bubbole” – usata dal mio protagonista – e far sì che soppianti tutte le altre esclamazioni. Progetto diabolico che coltivo da anni – in combutta con l’Accademia della Crusca! :D :D ]

 

3) Veniamo alle domande personali (no panic!).

Quando hai scoperto il fuoco sacro della scrittura ed hai deciso di diventare una scrittrice?

 Ho iniziato a pensare alla scrittura seriamente dal 2002. Quell’anno ho vinto un concorso con la Scuola Holden e il premio era un corso di scrittura con loro. Le due cose assieme (aver vinto e il fatto che il premio fosse un corso di scrittura – che mi ha dato delle basi “tecniche”) mi hanno dato un grande stimolo in più.

Però il “fuoco sacro” :D si è manifestato ancora più chiaramente qualche anno dopo.

Nel 2004/2005 ho avuto dei problemi di salute piuttosto pesanti. Quando stai male davvero, pensi alle cose che contano di più per te (è banale dirlo, ma è così). E io pensavo solo a due cose: le persone che amo e la scrittura.

Il mio pensiero fisso era: se mi succede qualcosa, nessuno leggerà mai le mie storie, scompariranno con me! E non è che lo pensassi temendo che sarebbe stata una perdita immane per l’Umanità! :))  Lo so che il mondo gira bene lo stesso anche senza le mie storie. Ma ci diventavo matta io, perché ai miei personaggi e alle loro vicende io volevo e voglio proprio tanto bene!

Lì ho capito che, una volta guarita, avrei ripreso in mano questo sogno con un’energia e un impegno diversi. Infatti, da allora, la scrittura (e tutto quello che le ruota attorno) è diventata la mia vita.

Ho fatto e faccio moltissime (probabilmente troppe) rinunce per la scrittura e spesso mi chiedo se ne vale davvero la pena. La risposta (sincera) è: non lo so. Ma so che non posso proprio fare diversamente.

(Ossignore, mi sembra di sentire in sottofondo la canzone “Vivo per lei”! :D )

 

4) Ti va di raccontarci una tua giornata tipo? Gli aspiranti scrittori saranno tutti curiosi!

Guarda: sconsiglio vivamente a chiunque (aspiranti scrittori e non) di seguire l’esempio delle mie giornate e del mio stile di vita!

(Qui ci vorrebbe un cartello di avvertimento, come in certe trasmissioni tv, quando fanno vedere esperimenti folli, e il presentatore ammonisce: “Non cercate di rifarlo a casa! È pericoloso. Ripeto: non fatelo nelle vostre case!) :D

Mi sembra onesto dire subito che non ho più una “giornata tipo” dai tempi del liceo. :) Vediamo però di raccontare le linee guida.

Dormo poco e male e in orari sballati (gli amici scherzano dicendo che a casa mia c’è un fuso orario diverso dal resto del mondo :) ). E in quanto al mangiare, va pure peggio (a volte mi appunto a che ora ho mangiato e che pasto era – colazione? Pranzo? Cena? – se no, dopo un po’, persa nelle mie cose, rischio di non ricordarmelo più…).

Sono sempre indietro sulla mia tabella di marcia (l’ansia del coniglio di “Alice nel paese delle meraviglie” mi fa un baffo!). E questo perché stabilisco delle tabelle di marcia assurde, così poi posso prendermela con me stessa perché non le rispetto. (Sono discretamente pazza, sì sì. E litigiosissima con me stessa.)

Vorrei fare dello sport. Sono anni che lo dico. Ma poi finisce che tutto quello che riguarda la scrittura prende il sopravvento (fare altro mi fa sentire tanto in colpa!) e così… addio a tutto il resto. (In quest’ultimo anno, in cui ho lavorato parecchio per iniziare il progetto del self-publishing, potrei pure contare le volte che sono riuscita a vedere gli amici! Ho dato loro una mia foto e ho detto: ricordatemi con affetto, prima o poi tornerò! ;) ).

Mi sveglio (di solito, ehm, con un’esclamazione leggermente diversa da “bubbole”… :D ) e sto già pensando alla scrittura. Vado a letto e, prima di addormentarmi, mi rigiro per ore pensando alla scrittura.

Sembro ossessiva? Ok, l’impressione è giustissima. :)

Grazie mille Vanessa! Tutti pronti a partire a bordo del suo sottomarino?

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